Questa è poesia

manoscrittoChissà se l’espressione: “Questa è poesia” sia ancora in uso. Dal momento che in rete la quantità di poesia, se non la qualità, aumenta sempre più, viene da pensare che una certa confidenza con la materia abbia facilitato a molti la capacità di notare la differenza, quantomeno, tra ciò che  possa essere definito poesia e ciò che non può neppure somigliarle. L’ultima volta che ho ascoltato questa orribile espressione, effettivamente, ancora non esisteva la “rete”, ma il luogo, un’aula universitaria, avrebbe dovuto essere refrattario all’ignoranza. Io al tempo ero certo in grado di notare la differenza tra una poesia e un “diagramma del momento flettente”, e a maggior ragione avrebbe dovuto esserlo il mio esaminatore, da luminare della scienza delle costruzioni qual era realmente. Davanti a carichi “Q” e forze “F” mi trovavo in evidente difficoltà e chiunque avrebbe capito che la mia preparazione non mi avrebbe mai permesso di risolvere il quesito sottopostomi, né graficamente, e neppure analiticamente; entrambe le soluzioni, infatti, sarebbero state di gradimento per il professore, dal momento che aveva lasciato a me la scelta del metodo per lo svolgimento dell’esercizio. All’epoca m’interessavo di poesia con una certa serietà, e la scienza delle costruzioni era per me così lontana dalla metrica italiana, che avrei certamente dovuto capirlo prima quanto il mio approccio alle sollecitazioni di carichi vari, non era così ortodosso. Dopo i ripetuti farfugliamenti e tentativi vani di mascherare la mia incapacità, il professore se ne uscì con quell’espressione, sottolineando così il niente mostrato nel tentativo di esprimere un qualcosa che, invece, avrei dovuto sapere. Alzandomi e abbandonando miseramente il ruolo di esaminato, ringraziai il mio esaminatore, alludendo, in questo modo, al fatto che aveva riconosciuto nel maldestro tentativo che avevo messo in pratica per uscire dall’impasse, un atto poetico. Certamente lui non capì la mia allusione, ma io avevo compreso bene la sua, come avevo compreso che sicuramente non conosceva la poesia. Che ne sapeva lui di un’ “ottava” o di un “sirventese”. Eppure si prese la briga di etichettare il mio nulla come poesia, perché trattandosi di un nulla era sufficiente per identificarlo con la poesia. Il difficile non fu tanto rinunciare all’esame e ricominciare daccapo per l’appello successivo, ma sorvolare sull’offesa ricevuta con quell’espressione così superficiale. Sono ancora dispiaciuto che il mio goffo tentativo di districarmi tra forze e carichi, sia stato scambiato per poesia, soprattutto da un bravo professore che la poesia però non la conosceva affatto.

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Una risposta a Questa è poesia

  1. Rossella Lari ha detto:

    grazie Alessandro, ora so una cosa in più! Mi sono dovuta documentare a proposito del “sirventese” e per quanto non mi fossero del tutto sconosciuti i poeti provenzali, non avevo la minima idea di che cosa volesse dire questa parola. Così, mi sono presa un pò di tempo per me, una sorta di piccola vacanza poetica… Rossella

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