Buon appetito Firenze

Caffè Michelangiolo A Cecioni

“Caffè Michelangiolo” A. Cecioni

A Firenze, località dell’Italia centrale, nota nel mondo per i suoi ristoranti, minimarket, fast food, take away, self service, mense, trattorie, e per questo patrimonio dell’Unesco, è in corso una polemica circa la realizzazione o meno di un luogo di ristorazione in piazza Duomo. C’è da dire che la lotta ai centri di ristorazione a Firenze viene da lontano: un tempo proprio vicino al Duomo c’era il caffè Michelangiolo, e lì s’incontravano alcuni pittori, come ad esempio, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Adriano Cecioni, Silvestro Lega. Non davano noia a nessuno e alla fine pagavano anche il conto, bevevano, discutevano di arte, fumacchiavano, certo mica se ne andavano per chiese o gallerie e il brand del movimento non era molto apprezzato all’epoca, ma c’era proprio bisogno di chiudere il caffè? Una sorte simile toccò molto tempo dopo, ad un altro bar, il caffè Doney dove intellettuali locali come ad esempio Piero Bigongiari, Oreste Macrì, ma anche stranieri: Théophile Gautier o Herman Melville, facevano colazione. Niente da fare, ha resistito fino all’86 ma poi è stato chiuso. Pericolo scampato invece per il bar pasticceria il Bottegone, che si affacciava su piazza Duomo, l’originale scomparso nel 1962, ma subito rimpiazzata e oggi è un bel self-service. Un caso particolare ma risolto nel migliore dei modi è stato quello che ha visto finalmente la chiusura del negozio di Belle arti “Leoncini”, situato proprio di fronte all’Accademia di Belle Arti e a pochi metri dalla galleria dell’Accademia. Francamente di un negozio del genere di fronte ad un’accademia dove si insegna a dipingere e scolpire, e vicino ad un museo con sculture di Michelangelo, non se ne vede davvero l’utilità. Alla fine però, benché con notevole ritardo, il problema è stato affrontato e risolto: oggi infatti al posto dell’inutile negozio sorge un grazioso minimarket. Discorso a parte è quello sulle librerie; la lotta qui è stata durissima, e ancora non è finita, anche se in almeno due casi si possono notare buoni risultati: uno è sicuramente quello ottenuto contro la libreria del teatro al posto della quale oggi c’è un’ottima gelateria per la gioia dei turisti che si accingono a passare il Ponte Vecchio. L’altra libreria chiusa (ma questa relativamente da poco tempo purtroppo) è quella del Porcellino, oggi anche qui proprio davanti all’omonima loggia, si può gustare un buon gelato. Il caso invece della libreria Edison è particolare, in quanto è stata chiusa , ma ahimè riaperta con un altro nome. Tuttavia, ciò che fa ben sperare per il futuro è che il ristorante nascosto tra i libri al piano terra, possa pian piano allargarsi e raggiungere anche il piano superiore, e sostituire gli “Ossi di seppia” con la ribollita. La cosa è riuscita meglio con altre librerie come la Seeber, Le Monnier, la Marzocco; ma la lotta è dura, difficile, per una che chiude c’è sempre il pericolo che ne riapra un’altra. Si sa, i fiorentini sono polemici, devono discutere sempre su tutto fin dai Guelfi e Ghibellini, bianchi e neri, ma poi alla fine trovano sempre la soluzione e, a questo proposito, vi invito a leggere il link esplicativo qui sotto e, se credete, anche a firmare la petizione per realizzare finalmente anche in piazza Duomo, un luogo di ristoro degno di questo nome. Buon appetito Firenze.

Il caso

Petizione

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2 risposte a Buon appetito Firenze

  1. Danila ha detto:

    Caro Ale ” la fame l’ è ‘na gran bruta bestia “, meno male che i nostri illuminati amministratori cercano di arginare la fame endemica del proletariato ponendo graziosamente punti ristoro nei posti più famosi belli e accessibili della città!!!
    Per le librerie hai ragione: la lotta è dura! I gestori di questi luoghi di perdizione sono degli indomiti ribelli incalliti, insensibili e incorruttibili, anche di fronte alle più gustose polpette!!!! Amen

  2. Ciao Alessandro, bell’articolo, complimenti 🙂

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