Una debole lingua madre

Hans Memling - La passione

Hans Memling “La passione”

L’interesse per la lingua ha avuto origine dalla sua debolezza. Era una lingua povera, priva di espressione, una lingua neutrale e incolore. Le parole, anche se a volte oscure, possedevano solo un significato quasi convenzionale. Non ne conoscevamo il senso, ma sapevamo che potevano essere utilizzate per indicare quella tal cosa, quindi cessavano di essere oscure in quell’istante tornando ad esserlo subito dopo. A volte erano parole inappropriate per designare ciò che si voleva far sapere, ma si era certi che saremmo stati compresi comunque, perché l’apparente inesattezza faceva parte, nella pratica, di una convenzione non scritta però conosciuta da tutti. La lingua era soltanto utile, al pari di un utensile qualsiasi, altrimenti se ne sarebbe potuto fare a meno. Anche il dialetto sembrava superfluo, e a meno che certi vocaboli acquistassero senso come consolidati sinonimi, era più diffusa l’invenzione involontaria di neologismi nati da parole ascoltate male o pronunciate scorrettamente; queste quando poi si solidificavano salivano al rango di precisi significati. Nessuno esprimeva un sentimento, non era necessario far conoscere il proprio stato d’animo, o essere messi al corrente di quello altrui. Ciò che apparteneva ad una pur banale emozione, rimaneva oscurato da un’espressione inaccessibile. Anche i sorrisi o le risa si legavano soltanto all’ascolto di barzellette, o alla vista degli errori o degli impacci altrui. Forse gli unici sentimenti ammissibili erano l’odio o la rabbia per qualcosa o qualcuno. In quel caso le offese, e anche queste corredate di un loro peso e valore convenzionali, erano manifestate spontaneamente. Se qualcosa andava storto e, invece, nessuno poteva essere incolpato per questo, allora l’espressione più ricorrente era la bestemmia; non si comunicava con nessuno, ma soltanto con l’ipotetico responsabile irraggiungibile in modo diverso. Ciò che veniva detto, poteva essere pronunciato da chiunque, nessuno possedeva un modo personale per comunicare, tutti utilizzavano gli stessi vocaboli, addirittura la stessa intera frase, come se a parlare fosse sempre una sola persona. Erano perlopiù notizie, si metteva al corrente gli altri di ciò che sapevamo, solo questo. Erano frasi intere, comunicazioni utilizzate dalle generazioni precedenti nelle campagne, per scambiarsi esperienze e informazioni utili per il lavoro nei campi, ogni parola, però, in quella circostanza era stata preziosa al pari di un attrezzo. Un’informazione esatta contribuiva alla buona riuscita del tutto. Il passaggio alla vita urbana, ha confinato in un limbo una lingua che lentamente si è indebolita perdendo anche senso in una semplice conversazione familiare. Di cosa sarebbe stato necessario parlare? chi raccontava sembrava parlasse di un altro mondo. È stato necessario il silenzio, fare come un vuoto intorno, per ascoltare tutte le altra voci.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Viste e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...