Le cabine telefoniche delle piazze

Telemaco_Signorini_piazzetta di Settignano

“Piazzetta di Settignano” T. Signorini

Per la loro posizione strategica le cabine telefoniche nelle piazze erano le migliori, poi potevano andar bene pure quelle nelle strade secondarie, ma quelle nelle piazze erano le migliori in assoluto. Di solito due, una vicina all’altra e con ingressi opposti: lato piazza e lato strada. Per prima cosa bisognava accaparrarsi la cabina lato piazza, meno rumorosa; si trattava di raggiungerla, ficcarsi dentro e, nel caso, anche fingere di telefonare in attesa del momento fissato. L’ora della telefonata, infatti, era concordata, perché si telefonava a casa di una famiglia intera ma si desiderava parlare con una sola persona. C’era da tener presente anche il fatto che questa cabina poteva avere il telefono guasto e che quindi l’altra, nonostante la posizione meno comoda, rimaneva l’unica utilizzabile. Una volta entrati fingere di telefonare diventava pure un test: se il telefono dava segni di vita, allora eri salvo, altrimenti dovevi infilarti subito nell’altra. Per un periodo ci sono state le cabine con le porte a battente ed erano molto più riparate dai rumori e dal freddo. Poi sono venute quelle senza porte, con scomparti aperti esposte al vento, al freddo, al rumore. In queste circostanze le telefonate si fecero più scomode, in molti casi più frettolose, tutto si concentrava esclusivamente nell’ascolto, lo sguardo non vagava più oltre i vetri, ma rimaneva fisso in un punto. Dalle cabine telefoniche chiuse, durante le telefonate, lo sguardo indugiava sullo spazio urbano, sul viavai della gente e del traffico. Dal vetro sporco, con frammenti di carta attaccati, sfibrati dal tempo e dai telefonanti, si vedeva il solito scorcio; a volte capitava di rivedere la stessa persona entrare nel solito portone. Piazze secondarie, periferiche, luoghi quasi isolati, e animati solamente il giorno del mercato, luoghi quasi silenziosi dove le conversazioni si prolungavano nel tempo, oltre il necessario. Era evidente però che dopo le cabine aperte, qualcosa stava cambiando, infatti iniziarono a comparire colonnine isolate con piccole cupole dove infilare a malapena solamente la testa. Sembrava non vi fosse più bisogno di telefonare, sembrava superfluo, o una mera necessità contingente da sbrigare nel tempo necessario ad una comunicazione essenziale. Sembrò, pensandoci a posteriori, una vera controtendenza dal momento che la fase successiva è stata la comparsa del cellulare. Sarà più difficile legare una telefonata ad un luogo, ad uno scorcio, ad uno spicchio di un insieme che è stato nel tempo la scenografia essenziale delle voci, delle parole che ci hanno tenuto legati a quel filo, dentro una cabina divenuta nel tempo un punto di osservazione, di ascolto. 

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2 risposte a Le cabine telefoniche delle piazze

  1. Rossella Lari ha detto:

    Una vita vissuta con attenzione costante e con occhi che percepiscono l’insieme. Si posono sentire anche gli odori nei tuoi racconti. Bello Rossella

  2. d.mannelli ha detto:

    Le ricordo con un pizzico di nostalgia,  nonostante la scomodità di procurarsi prima un gettone (in un lontano passato) con degli spiccioli, che se davi una banconota per avere un solo gettone ti guardavano male, spesso erano telefonate che si preferiva non fare da casa….

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