Il niente tra noi e il paesaggio

13 Toulouse-Lautrec - Molin Rouge - la Goulue

Henri de Toulouse-Lautrec ‘Moulin Rouge: La Goulue’

Nel tratto di strada che si snoda per poco più di tre chilometri tra due frazioni dello stesso comune, ci sono soltanto un paio di curve, una casa isolata, una chiesa, un cimitero, un campo sportivo e dodici cartelloni pubblicitari, in media uno ogni 250 metri. Su di un lato scorre il fiume, sull’altro la ferrovia. Nel primo cartellone pubblicitario si mette al corrente chi guida che a circa dieci chilometri da quel punto c’è un mobilificio che applica dei prezzi “imbattibili”. Nel secondo cartellone si fa sapere che nel paese successivo sono in vendita alcuni appartamenti di varie tipologie e che essendo, appunto di varie tipologie, è quasi certo che ci sarà quella che ci interessa; il numero di telefono dell’agenzia immobiliare è scritto in nero su fondo giallo a caratteri smisurati. Il terzo cartello è sul lato sinistro poco prima della curva e pubblicizza spaghetti e penne, tortellini e fusilli, fotografati su fondo blu, alcuni cotti e trafitti da forchette lucenti, altri crudi. Nel quarto cartello siamo informati dell’esistenza di un autospurgo che è reperibile notte e giorno, basta telefonare al numero visibile sotto una fotografia sbiadita. Il quinto cartellone fornisce indicazioni su un agriturismo distante cinque chilometri, dove si può trovare silenzio, natura, piscina e wi-fi. Il sesto cartello appare subito dopo la curva e raccomanda l’auto dell’anno con tutti i suoi accessori ed i suoi prezzi imbattibili. Oltre a tutto questo c’è un paesaggio per lo più costituito da boschi, vegetazione più bassa, e in un secondo piano sfumato dai vapori umidi del fiume, dal chiarore di rotonde colline. A tratti se la temperatura scioglie i vapori, spuntano qua e là tetti o addirittura facciate chiare di vecchie ville o più recenti casolari. Il paesaggio non è acquistabile e nessuno, d’altronde, potrebbe venderlo. Ciò che invece viene venduto è il niente tra noi e il paesaggio. Il contatto visivo diretto che potremmo avere con le colline azzurrine in lontananza è alterato dai fusilli, dall’autospurgo e dagli altri filtri. Non è molto diverso dal guardare un film in televisione scandito dagli spot. Il niente che non c’è più è stato trasformato in un qualcosa che non è né il niente né il paesaggio, né altro. Noi abbiamo più valore del paesaggio perché potenzialmente acquirenti di ciò che è ricordato nel niente che ci separa da esso. Se avessimo avuto la possibilità di osservare quel paesaggio non avremmo avuto lo stesso valore che invece abbiamo oggi. D’altronde l’importante non è guardare il film ma ricordarsi tra la prima e la seconda scena che c’è un profumo irresistibile, oppure un orologio che non perde un secondo. L’abitudine a considerare orologi e profumi parte del film, ci introduce all’idea di paesaggi con tortellini e autospurgo.

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