Noia

Renato-Guttuso-Ritratto-di-Moravia

Renato Guttuso “Ritratto-di-Moravia”

Su “Noia e Apatia” (Ralph R. Greenson, Heinz Kohut) Bollati Boringhieri ed 1992, il testo “Noia” è di Greenson e la prima volta è stato pubblicato in”The journal of the American Psychoanalytic Association” nel 1953. All’inizio vi si legge: “L’unicità della sensazione di noia sembra dipendere dalla coesistenza delle seguenti componenti: uno stato di insoddisfazione e un’avversione all’azione; uno stato di intenso desiderio e l’incapacità di indicare ciò che si desidera; un senso di vuoto, un atteggiamento passivo, di attesa, accompagnato dalla speranza che il mondo esterno provveda a fornirne il soddisfacimento; un senso distorto del tempo, in cui il tempo sembra essersi fermato…”
Dopo l’analisi di alcuni casi clinici, si legge ancora: “La persona annoiata è in uno stato di tensione pulsionale trattenuta, ma in cui gli oggetti e le mete sono rimossi.”
Greenson più avanti dice che: “Caratteristica della noia è la sensazione di vuoto, combinata con un senso di intenso desiderio e con l’assenza di fantasie e pensieri che potrebbero condurre a una gratificazione.”
Viene precisato il significato della parola tedesca che indica la noia: Longeweile, tradotto letteralmente significa tempo lungo. Ma il richiamo al tempo lungo, cioè il tempo che non passa mai, potrebbe trarre in inganno. Il tema sembrerebbe più articolato: l’annoiato non sembra essere colui che non sa cosa fare, o si stanca a fare tutto, o non ha voglia di fare… ne “ La noia” di Moravia si legge: “Per molti la noia è il contrario del divertimento”. Per molti annoiarsi, infatti, sembra significhi rattristarsi, non stare bene. Noia, quindi, come valenza negativa, lo stesso di gioia come valenza positiva.
La noia non sembra sorgere con la difficoltà di far passare il tempo in generale, ma si presenterebbe nella difficoltà a far passare quel tempo specifico, cioè quello di quel momento; questo perché nella noia sembra esserci sempre l’attesa di un tempo migliore di quello presente. Da qui l’attesa. Il presente non è ciò che si spera, si aspetta che ciò che si spera si avveri. “Tempo lungo” (perché non si avvera mai).
La noia del tempo che non passa, è (dopo) il tempo perduto, quello consumato aspettando tempi migliori. Seneca mette in guardia Lucilio su questo punto, senza probabilmente pensare alla noia negli stessi termini di Greenson; diciamo che quando Seneca afferma che il tempo va vissuto nella sua interezza, senza gettarne via neanche un po’, inconsapevolmente suggerisce uno dei modi per creare anticorpi contro la noia.
La speranza che “il mondo esterno provveda a fornirne il soddisfacimento”, sintetizza un concetto più complesso rispetto a quello che l’affermazione può voler esprimere; cioè, colui che aspetta, senza agire, in attesa che il mondo esterno provveda ecc., non lo fa consapevolmente. Non sta inattivo sperando che qualcun altro al posto suo gli risolva il problema, bensì è impossibilitato a compiere quelle azioni che portano ad ottenere un risultato, ma, allo stesso tempo, si rende conto che così facendo non risolve il problema; se ne rende conto e ne soffre. Qui nasce il sogno ad occhi aperti, e si affiderà alla fortuna, al caso, alla speranza.

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