Il silenzio e l’arte di Dinouart

l'arte di tacereÈ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.”
Inizia così “L’arte di tacere” dell’abate Dinouart.
Manuali di cucina e giardinaggio, bricolage, la storia delle armi da fuoco e oroscopi; poi più lontano la letteratura classica di tutto il mondo. Fu tra questa congerie di pagine gualcite che vidi “L’arte di tacere”, Sellerio Editore, Palermo ottobre 1991. Mi attrasse il titolo. Sollevai il libro dal mucchio, al tatto ne calcolai il giusto peso, la porosità della copertina di un tenue verde poi, mi vinse definitivamente: soltanto per il titolo, il peso e la porosità, avevo già deciso di comprarlo. Però lo annusai: lo aprii a metà e tuffai il naso tra le pagine; l’odore confermò che la scelta dell’acquisto era giusta. Cercai di attirare l’attenzione dell’uomo seduto sulla sdraio dietro la bancarella, ma quello sembrava troppo preso dai cruciverba che, evidentemente, aveva deciso di ultimare in quel momento; allora mi distrassi, sbirciai nel volumetto, trovandomi subito sotto gli occhi quella sorta di precetto. Dopo lessi ancora tra le belle pagine chiare e spesse, così seppi che l’abate Dinouart, in verità si chiamava Joseph Antoine Toussaint Dinouart e che era nato ad Amiens nel 1716; che in vita sua aveva scritto tanto, forse troppo, e anche su argomenti sopra i quali avrebbe potuto sorvolare, come ad esempio, citato nelle note: “Il trionfo del sesso” che malgrado uscito anonimo, gli causò comunque uno screzio con il vescovo di Amiens. Lo strano è che ne L’arte di tacere Dinouart afferma: “Si scrive su argomenti che bisognerebbe evitare quando non se ne ha il compito…” (Capitolo secondo, dal titolo: “Si scrive troppo”).
È un testo prezioso, sicuramente di contenuti oggi quasi incomprensibili, per come intendiamo noi sia il tacere che il parlare. Andrebbe però resa obbligatoria la lettura, ad esempio, per i partecipanti ai talk-show, ai parlamentari prima di ogni sedute, anche se quasi sempre si tratta dei soliti villanzoni. L’obbligo di lettura potrebbe essere incluso nei regolamenti condominiali, e applicato come trattamento obbligatorio, ai vocianti, ai blateranti, agli imbonitori, ai predicatori. Bisogna però considerare che se Dinuart associa il tacere all’arte, si capisce che con le categorie appena nominate non possono esserci legami; per questo motivo sarà difficile sentire un parlante rompere il silenzio con un argomento di maggior valore.

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