Il lungo racconto orale di quel gran bugiardo di mio nonno

imgnoi al mare

Noi due al mare

Al capitano che gli chiese il perché di un solo centro nel suo bersaglio avendo a disposizione un caricatore con otto colpi, mio nonno rispose che gli altri sette proiettili li aveva fatti passare tutti dal primo foro. Naturalmente si trattava di una bugia scanzonata; ma è quasi certo che parlando di questo avvenimento, mio nonno si riferisse ad un fatto in realtà mai avvenuto, perché era un notissimo bugiardo. Per meglio dire uno a cui piaceva arricchire le storie che, altrimenti, sarebbero risultate banali o poco divertenti. Perché lo scopo dei suoi racconti era quello di divertire con iperboli e paradossi, e tutto sommato gli bastava veder sorridere le persone che lo ascoltavano. Quindi, ricapitolando: mio nonno raccontava di aver detto al capitano quello che aveva detto, cioè una chiara menzogna, però è da mettere in dubbio anche che l’abbia detta veramente essendo lui un bugiardo. In più, proprio per lo stesso motivo, ci è permesso dubitare che tutto questo si sia verificato anche diversamente da come lui lo riferì, o che si sia mai verificato addirittura. L’unico aspetto credibile di tutta la vicenda potrebbe essere che precedentemente al suo invio al fronte, sia stato istruito sul funzionamento del fucile in un poligono di tiro militare, ma niente più di questo.
Durante la guerra di Libia nell’11 lui era un ventenne che seppe, probabilmente, dell’esistenza di quel conflitto soltanto perché fu la sua prima destinazione.
L’altra guerra fu sul Carso, sul Tagliamento, sull’altopiano della Bainsizza. Raccontava delle trincee piene di fango, sangue e merda. Ai fili spinati – diceva – ci attaccavano barattoli di latta, così la notte tintinnavano se si avvicinava qualcuno. Una notte al filo spinato ci rimase imprigionato un capriolo, e allora fu una festa. Diceva che tutti avevano paura di morire e non pochi tentavano di procurarsi ferite per essere ricoverati negli ospedali da campo; ci provò anche lui: con una scheggia di una bomba tentò di rompersi le dita di una mano, ma il colpo fu lieve e gli provocò solo un fastidioso ematoma e nient’altro. Quando uscivano dalle trincee per assaltare le trincee nemiche con la baionetta innestata in cima al fucile, urlavano, imprecavano e sparavano. Gli morivano accanto ma non ci si poteva fermare. A volte si sdraiava vicino alla trincea e teneva le gambe in alto, con la speranza che il nemico lo colpisse, ma non lo ferì mai nessuno. Mio nonno non è stato un eroe, e non mi ha mai raccontato di aver sparato a qualcuno, così mi è sempre piaciuto credere che non abbia mai ucciso nessuno. Disse tristemente che un giorno, insieme ad altri, andò per prendere alle spalle un cecchino appostato su un picco nevoso che aveva già ucciso molti militari italiani; lo presero alle spalle e uno del suo plotone dette una pala all’uomo perché si scavasse la fossa. Dopo che il vecchio ebbe scavato una buca profonda, il militare gli strappò la barba come fosse erbaccia da sradicare, poi lo gettò nella fossa e lo seppellì vivo.
Mio nonno però era bugiardo e non sapremo mai se tutto questo sia vero o frutto delle sue invenzioni. Sicuramente ha trascorso così tanto tempo a cercare di salvarsi la vita che ci resta difficile immaginare ne abbia anche avuto per guastare quella altrui. Il suo è stato un lungo racconto orale, l’avesse messo nero su bianco sarebbe stato uno scrittore.

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Una risposta a Il lungo racconto orale di quel gran bugiardo di mio nonno

  1. ANTONELLA ha detto:

    Caro nonno Ugo, o il Papa come molti lo chiamavano era veramente un bugiardo nato, un fanfarone simpatico che infiorettava tutto quello che accadeva intorno a lui.
    Caro Ale hai fatto un bello scorcio del carattere del nostro nonno!

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