Acquisto della giacca con le spalle “importanti” per effetto della momentanea deroga all’utilizzo sconsiderato dell’aggettivo medesimo

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“La giacca” Dino Buzzati

Quando entrai nel negozio, nel quale avevo visto una giacca che mi interessava, un signore si stava provano, davanti ad uno specchio, una giacca simile, o almeno così sembrava; secondo la commessa, infatti, c’erano alcune differenze sostanziali tra la sua e la mia, una ad esempio – chiarì – nel collo più sciallato. Io mi giravo la giacca grigia tra le mani cercando di scovare le differenze, oltre che nel collo, anche nelle maniche, nelle tasche e nelle cuciture della fodera.
Forse non lo avevo mai notato prima di allora e chissà, magari in passato avevo comprato delle giacche con il collo un po’ sciallato senza accorgermene, pensando invece di indossare giacche del tutto “normali”. Avrei sicuramente controllato nell’armadio una volta rientrato in casa.
La commessa si avvicinò complimentandosi per l’ottima scelta, sempre se avessi veramente deciso di comprare quella giacca, soprattutto perché era una giacca con delle spalle importanti. Fui assalito da un improvviso desiderio di uscire dal negozio, anzi di non esserci mai entrato. Le chiesi se avesse veramente usato quell’aggettivo. Importante? chiese lei come nutrisse persino qualche dubbio su ciò che aveva appena affermato. Sì, le risposi. Certo, confermò lei, ho usato proprio quell’aggettivo. Le chiesi allora se poteva lasciarmi riflettere un istante. La commessa, comprensiva, si allontanò e tornò vicino allo specchio dove il signore continuava a guardare la sua giacca con il collo un po’ sciallato.
Rammentai il colloquio avuto qualche giorno prima in ospedale con il medico che aveva in cura mio padre; mi disse: sa la malattia di suo padre purtroppo è una malattia importante. Anche in quella circostanza fui assalito dal desiderio di prendere l’ascensore e scendere fino al piano terra, uscire dall’ospedale e respirare profondamente. Importante? Chiesi io, come non avessi capito. Eh sì, disse lui, purtroppo è così; si tratta proprio di una malattia importante. Gli chiesi se poteva lasciarmi riflettere un istante; il medico fu comprensivo. Uscii e m’incamminai lungo il corridoio del reparto, cercando di capire per chi fosse importante la malattia di mio padre. Non certo per lui che, tutto sommato trattandosi di una malattia, ne avrebbe fatto volentieri a meno; forse era importante per me e mio fratello? che ce ne saremmo fatti di una malattia, la quale peraltro era saldamente attaccata al corpo di mio padre. Forse, immaginai, era importante per il medico, per qualche oscuro motivo che noi non potevamo conoscere. Al telefono ne parlai con mio fratello. Dopo un breve dialogo sull’importanza o meno della malattia di nostro padre, mio fratello non esitò a sostenere quanto, invece della malattia di nostro padre, fosse davvero importante chiamarsi Ernesto. Importante chiamarsi Ernesto? chiesi, facendogli notare che nessuno di noi si chiamava Ernesto, e se proprio voleva saperlo neppure il medico che aveva in cura nostro padre. Lui rise, subito dopo aggiunse che lo sapeva e che non aveva importanza perché, in ogni caso, anche Ernesto non si chiamava Ernesto. Aggiunse che evidentemente c’erano stati degli equivoci, ma che, se si guardava bene, non avevano nessuna importanza.
Andai fino alla cassa con la giacca grigia in mano, dove mi aspettava la commessa.
La donna, sorridente, dopo aver piegato con cura la giacca la ripose in una busta di carta, e infine, si rallegrò per l’acquisto di quel capo veramente importante.

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Una risposta a Acquisto della giacca con le spalle “importanti” per effetto della momentanea deroga all’utilizzo sconsiderato dell’aggettivo medesimo

  1. Rossella Lari ha detto:

    CARISSIMO, PER FORTUNA CHE DOPO UNA GIORNATA COME QUESTA CHE HO APPENA PASSATO, POSSO LEGGERE IL TUO TESTO, CHE AVEVO MESSO Lì, LETTO PER METà E POI, INGOIATA DA ALTRO, L’HO LASCIATO IN ATTESA. GRAZIE, è SEMPRE UN PIACERE SAPERE CHE SI PUò RESPIRARE QUESTA ARIA. A PRESTO UN ABBRACCIO ROSSELLA

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