Comparsa, scomparsa e ricomparsa de “Il male oscuro”

il m oscuroNon so come “Il male oscuro” di Giuseppe Berto arrivò in casa nostra; anche se per i ricordi che conservo è come se ci fosse sempre stato. L’edizione Rizzoli era del ’72, per la precisione la ventesima, la prima era stata, come si sa, nel ‘64.
Come fosse finito tra i nudi scaffali della piccola libreria familiare è rimasto un mistero. Più volte ho cercato di ricordare particolari sulla provenienza di quel libro, e sui motivi della sua esistenza in casa nostra, dal momento che i libri erano gli stessi da anni, cioè quelli della magra biblioteca di mio padre. Non ho mai capito quest’inizio. Frequentavo ancora il liceo e mi dedicavo a letture svogliate di qualche autore consacrato. Per tutti questi motivi ho attribuito a “Il male oscuro” un potere simbolico del tutto personale, immaginandolo come risultato di qualche combinazione astrale giunta chissà da dove fino a me. Non sospettando neppure che i motivi alla base delle presunte congiunzioni planetarie potevano essere semmai tesi a redimermi, o quantomeno, a spingermi verso letture di sostanza, rispetto a quelle cui ero dedito.
Molto più probabilmente, in modo fortuito e inconsapevole, per un vero colpo di fortuna, a diciotto anni lessi uno tra i più interessanti capolavori del Novecento italiano.
Per molti anni quel libro voluminoso rimase ben visibile in mezzo ai pochi altri sopra gli scaffali. Forse lo vedevo entrando nella stanza, oppure no, ma la sua presenza con quella costola gialla e nera, era sicuramente percepibile.
Un giorno mi accorsi che il volume era scomparso da casa nostra; anche Berto era scomparso, e da tempo di lui non se ne parlava più.
Non so quando il libro sparì; il fatto di averlo sotto gli occhi ogni giorno, probabilmente aveva sortito l’effetto contrario, cioè in qualche modo quella visibilità l’aveva mimetizzato e infine letteralmente allontanato dagli scaffali della libreria e sicuramente anche da casa.
Non seppi spiegarmi, questa volta, perché quel libro non ci fosse più. Immaginai di averlo prestato a qualcuno, benché non sia mia abitudine prestare libri. Forse avevo fatto un’eccezione dimenticandone però il beneficiario, il quale a sua volta non rammentava che fosse un prestito e, forse nello stesso momento, si stava chiedendo, come era già successo a me, da dove arrivasse quel libro.
Il libro di sicuro non era mio, nel senso che io non lo avevo mai comprato, forse l’aveva comprato mio padre? sicuramente della famiglia era l’unica persona che avrebbe potuto acquistare un libro. Di fatto però solo io lo lessi in quel periodo. Forse era un prestito? magari qualcuno l’aveva prestato a mio padre poi lui l’aveva restituito al proprietario. Il fatto è che comunque siano andate le cose, il libro era scomparso da casa nostra.
Mi sembrò tutto quanto come una sorta di metafora dell’opera di Berto e non solo de “Il male oscuro”. Ma nonostante questo non decisi subito di comperarne un’altra copia in un’edizione sicuramente diversa da quella del ’72.
Imperdonabilmente passarono anni in cui anch’io mi dimenticai del volume e forse anche di Berto.
Un giorno passai casualmente a fianco di una bancarella, nei pressi di piazza della Libertà a Firenze e lo vidi subito. Tra i tanti libri disposti solo apparentemente in modo confuso, vidi l’inconfondibile copertina di Dagrada gialla e nera. La stessa edizione comparsa e scomparsa da casa nostra: quella del’72. Lo comprai subito, e da allora è sempre sullo scaffale di mezzo nello studio, sopra la scrivania. Non è necessario neppure alzarsi per afferrarlo, lo si può fare comodamente rimanendo seduti al tavolo.

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2 risposte a Comparsa, scomparsa e ricomparsa de “Il male oscuro”

  1. Rossella Lari ha detto:

    Bravissimo come al solito! Grazie Rossella

  2. Maria Grazia ha detto:

    Per libera associazione mi è venuto in mente il film di Michelangelo Antonioni “Il deserto rosso” dove la depressione dei protagonisti e di Giuliana in particolare, non è interpretata solo in chiave psicoanalitica, ma inserita in un contesto storico-sociale sul quale incombono, brutalmente, catastrofe ambientale e alienazione.

    Un tocco di luce la “favola” raccontata da Giuliana al figlio e ambientata sulla spiaggia rosa di Budelli in Sardegna: vale la pena rivedere il frammento su You Tube.

    Un abbraccio da Maria Grazia

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