Un odore intenso e anche mutevole

Non so se si possa rinunciare ad un libro solo perché non ha un buon odore; nel mio caso però l’acquisto di un libro, a volte, è stato preceduto da una prova olfattiva, per quanto non così severa da pregiudicarne l’esito.
Essendo un’azione che precede l’acquisto, generalmente in una libreria, va compiuta in presenza di altri che comprano un libro perché si aspettano di trovarci contenuti interessanti da leggere e non pagine da annusare. Volendo, poi, il tutto si svolge in una condizione non proprio ideale per apprezzarne eventualmente l’odore, visto che in una libreria la presenza di più volumi emana, per così dire, un odore di fondo che “contamina” sicuramente quello specifico del volume annusato e da comprare.
I libri comprati all’inizio di ogni anno scolastico avevano un odore inconfondibile che persisteva per molti mesi ancora. Forse è (o per qualcuno è stato) proprio quello il primo impatto olfattivo con i libri. Non so se oggi sia ancora così, o è un odore che ha valore in quel tempo, ed è percepito soltanto dagli studenti. “Il fieno ha un profumo per il cavallo e un altro per gli innamorati” dice Stanislaw J. Lec. Oppure quello dei libri scolastici è un odore ricordato così intenso soltanto dopo che è trascorso tanto tempo. L’odore di quei libri poi si mischiava a quello della plastica, spesso colorata, con la quale le copertine dovevano essere subito rivestite. Questo è stato, all’inizio di ogni anno scolastico, una sorta di rito per molti studenti; venivano coperti per proteggere il più a lungo possibile oggetti, generalmente costosi, (perché l’istruzione, quantunque obbligatoria fino ad una certa età, da noi non è mai stata gratuita) perché rimanessero più o meno integri per un anno intero. Ho sempre però sospettato altri motivi, e tra questi anche quello di una forma di rispetto, almeno in quelle famiglie dove i libri facevano la loro comparsa quasi esclusivamente in quel periodo dell’anno. A volte la cura posta nel rivestire quei libri con pellicole plastificate o con carte spesso orribili, procurava quasi immediatamente un senso di tristezza, senza contare che l’odore si trasformava contagiato dalle plastiche poco pregiate o da carte ancor meno nobili.
Gli esperti ci informano che l’odore conosciuto, in effetti, proviene dalla concomitanza di più fattori. Innanzitutto va tenuto conto dell’umidità, così come del calore e della luce, poi concorrono altri elementi come ad esempio la polpa del legno, elemento fondamentale della carta. I chimici dell’università di Londra pare abbiano fatto studi specifici proprio sull’odore dei libri. Anche grazie a loro sappiamo che all’odore che conosciamo concorrono oltre alla carta, gli inchiostri usati per la stampa, il trascorrere del tempo, e anche i profumi dei luoghi dove sono conservati. Quindi è quasi certo che la stessa edizione, una volta uscita dalla libreria, come un “essere” fedele al suo proprietario, ne prende l’odore e assorbe pure quello dell’ambiente frequentato da questi. Sembra quasi un oltraggio all’autore che per molto tempo ha conservato sul proprio tavolo il manoscritto, correggendolo, apportandoci anche piccoli ritocchi e impregnando così quelle pagine di un odore suo trasformato poi da lavorazioni industriali, e compratori anonimi di luoghi sconosciuti.

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